martedì 12 dicembre 2017

Oscar Wilde - Quia Multum Amavi






Quia Multum Amavi


Cuore mio, credo che il giovane prete appassionato
Quando estrae per la prima volta dal segreto sacrario
Il suo dio imprigionato nell’Eucarestia
E mangia il pane e beve il terribile vino,

Provi uno stupore pauroso quale io provai
Quando per la prima volta i miei occhi trafitti ti colpirono in pieno,
E tutta notte ai tuoi piedi stetti inginocchiato
Finché l’idolatria non ti tediò.

Ah! Ti fossi piaciuto meno, e mi avessi amato di più,
Tutti quei giorni estivi di gioia e di pioggia,
Non sarei stato l’erede del dolore,
Né un lacchè nella casa del Tormento.

Pure, benché il rimorso, cereo siniscalco della gioventù,
M’insegua da presso con tutto il suo seguito,
Sono felice di averti amato – pensa a tutti
I soli che ci vogliono per fare un’azzurra veronica!






Quia Multum Amavi


Dear Heart, I think the young impassioned priest
When first he takes from out the hidden shrine
His god imprisoned in the Eucharist,
And eats the bread, and drinks the dreadful wine,

Feels not such awful wonder as I felt
When first my smitten eyes beat full on thee,
And all night long before thy feet I knelt
Till thou wert wearied of Idolatry.

Ah! hadst thou liked me less and loved me more,
Through all those summer days of joy and rain,
I had not now been sorrow’s heritor,
Or stood a lackey in the House of Pain.

Yet, through remorse, youth’s white-faced seneschal,
Tread on my heels with all his retinue,
I am most glad I loved thee – think of all
The suns that go to make one speedwell blue!



da WILDE Poesie e  “Ballata del carcere di Reading”
A cura di Masolino D’Amico
Testo inglese a fronte

Grandi Tascabili Economici Newton 1991

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