lunedì 4 dicembre 2017

Jorge Luis Borges - L'orologio a sabbia

Foto Lorenzo Ragni




È giusto che si misuri con la dura
ombra che una colonna getta d’estate
oppure con le acque di quel fiume
nel quale Eraclito vide la nostra follia,

il tempo, poiché al tempo e al destino
assomigliano entrambi: l’imponderabile
ombra diurna e il corso irrevocabile
dell’acqua che prosegue il suo cammino.

È giusto, ma nei deserti il tempo
un’altra sostanza trovò, soave e pesante,
che sembra sia stata immaginata
per misurare il tempo dei morti.

Sorge così l’allegorico strumento
delle figure dei vocabolari,
il pezzo che i grigi antiquari
confineranno nel mondo cenerognolo

dell’alfiere scompagnato, della spada
inerme, del torbido telescopio,
del sandalo morsicato dall’oppio,
della polvere, del caso e del nulla.

Chi non si è soffermato davanti al severo
e tetro strumento che si accompagna
nella destra del dio alla falce
e le cui linee Dürer ripeté?

Dall’apice aperto l’inverso cono
lascia cadere la sabbia minuziosa,
oro graduale che si libera e riempie
il concavo cristallo del suo universo.

C’è un gusto nell’osservare l’arcana
sabbia che scivola e che declina
e che, sul punto di cadere, vortica
con una fretta che è del tutto umana.

La sabbia dei cicli è la stessa
e infinita è la storia della sabbia;
così, sotto le tue gioie e il tuo dolore,
l’invulnerabile eternità si inabissa.

Non si ferma mai la caduta.
Io mi dissanguo, non il vetro. Il rito
di travasare la sabbia è infinito
e con la sabbia ci scappa la vita.

Nei minuti della sabbia mi pare
di sentire il tempo cosmico: la storia
che racchiude nei suoi specchi la memoria
o che il magico Lete ha dissolto.

La colonna di fumo e quella di fuoco,
Cartagine e Roma e la loro stretta guerra,
Simone Mago, i sette piedi di terra
che il re sassone offre al re norvegese,

tutto trascina e perde questo instancabile
filo sottile di sabbia numerosa.
Non mi salverò io, fortuita cosa
di tempo, che è materia così friabile.





da: Jorge Luis Borges POESIE (1923 – 1976)
BUR rizzoli, 2010
Traduzione di Livio Bacchi Wilcock
Testo spagnolo a fronte





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