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mercoledì 14 febbraio 2018

Wislawa Szymborska: "Accanto a un bicchiere di vino"







Con uno sguardo mi ha reso più bella,
e io questa bellezza l'ho fatta mia.
Felice, ho inghiottito una stella.

Ho lasciato che mi immaginasse
a somiglianza del mio riflesso
nei suoi occhi. Io ballo, io ballo
nel battito di ali improvvise.

Il tavolo è tavolo, il vino è vino
nel bicchiere che è un bicchiere
e sta lì dritto sul tavolo.
Io invece sono immaginaria,
incredibilmente immaginaria,
immaginaria fino al midollo.

Gli parlo di tutto ciò che vuole:
delle formiche morenti d'amore
sotto la costellazione del soffione.
Gli giuro che una rosa bianca,
se viene spruzzata di vino, canta.

Mi metto a ridere, inclino il capo
con prudenza, come per controllare
un'invenzione. E ballo, ballo
nella pelle stupita, nell'abbraccio
che mi crea.

Eva dalla costola, Venere dall'onda,
Minerva dalla testa di Giove
erano più reali.

Quando lui non mi guarda,
cerco la mia immagine
sul muro. E vedo solo
un chiodo, senza il quadro.









da: Amore a prima vista
Adelphi









mercoledì 24 gennaio 2018

Wislawa Szymborska - La cipolla -







La cipolla è un'altra cosa.
Interiora non ne ha.
Completamente cipolla
fino alla cipollità                
Cipolluta di fuori,                       
cipollosa fino al cuore,
potrebbe guardarsi dentro
senza provare timore.

In noi ignoto e selve
di pelle appena coperti,            
interni d'inferno,
violenta anatomia,
ma nella cipolla - cipolla,
non visceri ritorti.
Lei più e più volte nuda 
fin nel fondo e così via.
Coerente è la cipolla,
riuscita è la cipolla.
Nell'una ecco sta l'altra,
nella maggiore la minore,         
nella seguente la successiva,
cioè la terza e la quarta.
Una centripeta fuga.
Un'eco in coro composta.

La cipolla, d'accordo:               
il più bel ventre del mondo 
A propria lode di aureole 
da sé si avvolge in tondo.
In noi - grasso, nervi,vene,
muchi e secrezione.                
E a noi resta negata
l'idiozia della perfezione.




da: La gioia di scrivere - Tutte le poesie 1945-2009,
trad. it. di P. Marchesani
Adelphi, Milano 2009




giovedì 14 dicembre 2017

Wislawa Szymborska - Una poesia da "Amore a prima vista"























SENZA TITOLO




Rimasero talmente soli,
talmente senza parole
e degni di miracolo per tanto disamore –
di un fulmine dal cielo, d’esser mutati in pietra.
Milioni di coppie di mitologia greca,
però non c’è salvezza per lui come per lei.

Se almeno ci fosse qualcuno sulla porta,
se qualcosa, per un attimo, apparisse, sparisse
lieto, triste, da ovunque venisse,
fonte di riso o timore, che importa.

Ma non accadrà nulla. Nessuna improvvisa
inverosimiglianza. Come in un dramma borghese,
questo sarà un lasciarsi del tutto regolare,
neanche un apriti cielo per solennizzare.

Sullo sfondo solido della parete,
l’un per l’altro dolente,
stanno di fronte allo specchio, e lì c’è
solo il riflesso conveniente.

Solo il riflesso di due persone.
La materia sta sull’attenti.
per quanto è lunga e larga, e alta,
in terra, in cielo e ai lati
vigila i destini innati
- quasi che per una cerbiatta repentina nella stanza
dovesse crollare l’Universo.





da “Amore a prima vista” – Adelphi, 2017
A cura di Pietro Marchesani




giovedì 7 dicembre 2017

Wislawa Szymborska - Tre poesie da "Basta così"




C’è chi



C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
È tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.

È lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.

Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.

Pensa quel tanto che serve,
non un attimo in più,
perché dietro quell’attimo sta in agguato il dubbio.

E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.

A volte un po’ lo invidio
- per fortuna mi passa.







Lo specchio



Sì, mi ricordo quella parete
nella nostra città rasa al suolo.
Si ergeva fin quasi al sesto piano.
Al quarto c’era uno specchio,
uno specchio assurdo
perché intatto, saldamente fissato.

Non rifletteva più nessuna faccia,
nessuna mano a ravviare chiome,
nessuna porta dirimpetto,
nulla cui possa darsi il nome
“luogo”.

Era come durante le vacanze –
vi si specchiava il cielo vivo,
nubi in corsa nell’aria impetuosa,
polvere di macerie lavata dalla pioggia
lucente, e uccelli in volo, le stelle, il sole all’alba.

E così, come ogni oggetto fatto bene,
funzionava in modo inappuntabile,
con professionale assenza di stupore.







A una mia poesia



Nel migliore dei casi,
poesia, sarai letta attentamente,
commentata e ricordata.

Nel peggiore
sarai soltanto letta.

Terza eventualità:
verrai sì scritta,
ma subito buttata nel cestino.

Potrai approfittare di una quarta soluzione:
scomparirai non scritta,
borbottando qualcosa soddisfatta.








da “Basta così” – Adelphi, 2012
A cura di Ryszard krynicki
Traduzione di Silvano De Fanti


lunedì 20 novembre 2017

GATTI in Poesia

Foto Lorenzo Ragni








Bianca di luna a febbraio
la terrazza è smisurata
Il gatto è la duna del deserto
che assedia la città
Indistinta - più in là
abita un'altra razza



Benito Sablone - "Langelo di Redon" (1989 - 1996) 
Edizioni Tracce 2000



















ARSENIO


                                                                                          Da quando sono rientrato, erano circa le 18,
                                                                   non ha fatto neanche un miao.
                                                                Patrocinano Webber Pie Jesu
                                                         e In Paradisum di Fauré.

se ne sta andando
tenero e silenzioso come è sempre stato.
Prego i rintocchi serali del villaggio
di farsi anche loro bisbiglio,
qui c'è una tana schiarata solo dalle luci di Natale
accese un mese prima.

Gli ho poggiato una piccola borsa d'acqua calda
tra i reni e il plaid che sa di Scozia e Portogallo

           "dài su, fammi un po' di posto,
            vengo anch'io lascia che mi acciambelli anch'io"

andiamo via insieme nel soffio di questo Agnus Dei
via insieme da questi battiti dolenti
dal pandemonio di graffi su tutti questi specchi.



Antonio Alleva - "Ultime corrispondenze dal villaggio" 
Il Ponte del Sale 2017


Foto Lorenzo Ragni


IL GATTO IN UN APPARTAMENTO VUOTO


Morire - questo a un gatto non si fa.
Perché cosa può fare il gatto
in un appartamento vuoto?
Arrampicarsi sulle pareti.
Strofinarsi tra i mobili.
Qui niente sembra cambiato,
eppure tutto è mutato.
Niente sembra spostato,
eppure tutto è fuori posto.

Si sentono passi sulle scale,
ma non sono quelli.
Anche la mano che mette il pesce nel piattino
non è quella di prima.

Qualcosa qui non comincia
alla sua solita ora.
Qualcosa qui non accade come dovrebbe.
Qui c'era qualcuno, c'era,
poi d'un tratto è scomparso
e si ostina a non esserci.

In ogni armadio si è guardato.
Sui ripiani si è corso.
Sotto il tappeto si è controllato.
Si è perfino infranto il divieto
di sparpagliare le carte.
Che altro si può fare.
Aspettare e dormire.

Che lui provi solo a tornare,
che si faccia vedere.
Imparerà allora
che con un gatto così non si fa.
Gli si andrà incontro
come se proprio non se ne avesse voglia,
pian pianino,
su zampe molto offese.
E all'inizio niente salti né squittii.



Wislawa Szymborska - "Amore a prima vista" - Adelphi 2017
A cura di Pietro Marchesani


  
Foto Lorenzo Ragni