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venerdì 2 marzo 2018

Connubio d'Arte: Lucia Guida & Eva Martinez Olalla - "Mimosa" -


Mimosa: Eva Martinez Olalla



Non regalateci mimose *



Non regalateci mimose
comperate da fiorai distratti,
vaporosi ed effimeri
pegni di risarcimento
di amori trascurati e delusi:
dureranno una manciata di pensieri
in un giorno isolato
che non ci farà sbocciare
esplodendo di vita piena.
Non riempite il vaso del vostro rimorso
con splendidi fiori recisi di serra;
quel dito d’acqua che li terrà vitali per poche ore
non potrà sostituire
la terra grassa e bruna
di un campo all’ aria aperta.
Offriteci, invece, una pianta d’ulivo;
minuscola
ma con radici ben piantate al suolo
sferzata dal vento
blandita dalla pioggia
accarezzata dal sole.
È quello di cui noi donne
più abbiamo bisogno:
bellezza infinita
che traspare da sembianze semplici
e cura costante degli elementi,
l’abbraccio forte, vero
e fragile
di un uomo che è verità, forza
e fragilità.
Questo e questo soltanto
ci necessita
e non già vetro trasparente di serra
mentre fuori imperversa
la bufera.

Lucia Guida


* in A.A.V.V. “Come farfalle diventeremo immensità”,  Rimini, Fara Editore, 2014

Un pensiero e un ricordo affettuoso per Guido Passini, anima e ideatore di questa antologia e dell’omonimo concorso dedicato a Katia Zattoni. Guido e Katia amavano moltissimo la poesia. E la poesia è stata loro di grande conforto sino all’ultimo nella lotta intrapresa contro la fibrosi cistica.


Ninya olivo: Eva Martinez Olalla





Eva Martinez Olalla è di origine spagnola. Abita e lavora a Barcellona.
Le piace essere presentata come ricercatrice di bellezza e artista; attualmente lavora anche come manager nell’industria automobilistica. La sua professione l’ha portata in giro per il mondo negli ultimi vent’anni, vivendo per un lungo periodo in Italia, terra che ama particolarmente.
Si è laureata in Ingegneria al Politecnico di Valladolid (Spagna)ed è BA (Hons) in Industrial Design al Leeds College of Arts & Design; ha, inoltre, conseguito un Master di Illustrazione per l’Editoria a Milano.
Far combaciare il lato artistico con l’ingegneria è stata una grande sfida nella sua crescita personale. È proprio questa dualità che la porta ad esplorare in profondità i processi intrinseci alla creazione artistica, scoprendo, così, la loro potenziale applicazione sui metodi formativi e di ricerca in altri campi.

Da questa idea Eva fa nascere il progetto ARTivacion, una piattaforma educativa e culturale che usa l’Arte e i suoi processi come principali strumenti per esplorare il mondo e noi stessi. 


(Sito web: www.evamartinezolalla.com )




Lucia Guida, nata a S. Severo (FG), abita e lavora a Pescara come docente di lingua inglese nella scuola pubblica statale. Ha partecipato con racconti brevi alla realizzazione di antologie di autori vari per diverse case editrici dando alle stampe come solista e per la casa editrice Nulla Die nel 2012 la silloge di racconti "Succo di melagrana, Storie e racconti di vita quotidiana al femminile", menzione speciale al Premio Nazionale giornalistico, fotografico e letterario "Donne e così sia" (2014),  e nel 2013 il suo romanzo d’esordio “La casa dal pergolato di glicine", premiato alla XIV Edizione del Premio Internazionale "Val di Vara - Alessandra Marziale” e al Concorso Nazionale "Urbe Parthenicum" nel 2015 per le sezioni editi
A febbraio 2016 ha pubblicato per Amarganta Editrice “Romanzo Popolare”, ambientato nella sua città d’adozione, Pescara, in un decennio a cavallo degli anni sessanta e settanta del XX secolo, vincitore del Premio Speciale ‘Massimiliana De Vecchi’ alla  XXIX edizione del Concorso Internazionale Cinque Terre - Golfo dei Poeti - Sirio Guerrieri .
In passato ha curato la rubrica letteraria di un’associazione culturale olistica abruzzese. 
Al momento si occupa di un blog sulla piattaforma di WordPress, di uno spazio da autrice su LiberArti Social Reader Writer Artist e su Cyrano Factory e di tre pagine dedicate su Facebook intitolate ai suoi libri.

















lunedì 4 dicembre 2017

Lucia Guida - La casa dal pergolato di glicine

Letture





"La casa dal pergolato di glicine"
Nulla Die Edizioni


La casa dal pergolato di glicine è un villino sul mare testimone e complice di una metamorfosi. 
Mi piace aprire così le mie considerazioni su questo bel romanzo di Lucia Guida, con la prima sensazione che raccolgo a fine lettura.
La storia si svolge negli anni ’70, anni del riconquistato benessere economico, periodo storico di grandi cambiamenti, delle rivendicazioni giovanili e femministe che ben poco, però, hanno cambiato nella mentalità di certe famiglie della media borghesia benpensante della nostra Italia.
Marina è una giovane sposa trascurata da un marito in carriera, insieme ereditano da una vecchia zia di lui un villino sul mare. Questo dono inaspettato viene accolto dalla protagonista come un’occasione per allestire un piccolo nido di vacanza, un’oasi di pace dove rinsaldare il legame precario con il suo compagno indifferente.
Invece si rivelerà essere molto di più. In questa casa scoprirà l’infedeltà di suo marito, prenderà coscienza del proprio disamore nei suoi confronti e soprattutto conoscerà Walter, il ragazzo del villino accanto e scoprirà la passione vera, la chimica che attrae due corpi, due esseri nella loro interezza e alla quale non ci si può, non ci si deve sottrarre, se non si è disposti a subire le regole frustranti che impone certa filosofia del quieto vivere, se si ha il coraggio di esercitare il senso innato dell’amor proprio.
Per questo parlo di metamorfosi, un passaggio da un essere in potenza a un essere in atto che comporta fatica, sofferenza,  è il dolore e la gioia di un parto, il parto del proprio sé. I rischi sono inevitabili, noi donne lo sappiamo bene, come lo sanno le donne che gravitano intorno a Marina nella casa dal pergolato di glicine, dove si respirano l’odore della salsedine, il profumo dolce dei fiori, la sana complicità dell’amicizia tra donne.
Lo stile della narrazione è elegante, con alternanze di flashback e flash forward che ne movimentano il ritmo, le descrizioni dense di particolari trascinano il lettore nelle atmosfere, lo coinvolgono negli stati d’animo della protagonista al punto che più di una volta ci si sofferma a pensare: cosa avrei fatto o detto io in questo frangente, come avrei reagito?
La storia di Marina è una storia senza tempo, porta a riflettere sulla fragilità e sulla forza che ciascuno di noi possiede, sulla bellezza dei sentimenti di amicizia  e di amore che vale sempre la pena vivere con intensità e coraggio affinché questa breve vita ci dia i suoi frutti migliori, che non sono mai gratis ma di certo più appaganti della sterile rassegnazione all'immobilità nella quale spesso ci si lascia vivere e morire.



Maria Grazia Di Biagio