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venerdì 6 aprile 2018

L'Aquila, 6 Aprile 2009 - Per non dimenticare - Poesie di Michele Fianco, Giancarla Frare, Franz Krauspenhaar, Dante Maffia





SEI APRILE,


ma fino a un certo punto. Notte,
intanto. Che dietro no,
non si porta un giorno,
nemmeno uno,
da mangiare, da vestire... Ecco,
sei aprile, anzi,
lo saresti stato, aprile,
se il silenzio, certo,
lo avessi detto prima.
se non fossi stato ladro,
dentro, di tutti.
E di tutto fai un letto
di chiacchiere, lacrime,
muscoli e scale e solai,
fin oltre lo spasimo.
Sarai aprile, ma vattene.
A primavera
non è detto debba crollare,
così, un fiore.
E se pure,
non farebbe questo rumore.



Michele Fianco





***





Fuori neanche albeggia
e l'ombra s'è infittita
sul davanti.
E d'ombra è piena
pure l'occasione.
Né serve
alla fine del mattino
quel raggio.
A definire chiaramente il luogo.




Giancarla Frare





***





HO RAGGIUNTO


Ho raggiunto le farfalle
del mio stomaco.
Un volo, un senso
unico. Di morte.
la primavera ha cent'anni
ha le speranze senz'ovulo
ha i fiori gettati nella gola,
il manifesto nudo, le urla
dei soccorritori.
Ho pianto col riso, ho fatte
mie le scarpe di mio padre
ferme qui da vent'anni.
Le ho indossate nel sogno
andando a prenderlo
come fosse il rapito da calce
da macerie giganti.
Dopoguerra dell'oggi
senza colpe e aguzzini,
solo natura folle, carne
di terra tesa. Come le menti
scolpite nella bruma, lo squarcio
apre ferite abrase, vecchie
e sole. E noi rimorti, dentro.



Franz Krauspenhaar





***





DALL'ALTRA RIVA


Non volevo morire soffocata
dai calcinacci, gli occhi
sfondati dalle pietre all'improvviso
diventate nemiche. Avanzavo ancora
infinite carezze da lui, e con il sole
c'era un patto segreto
come tra api e fiori.
Non riesco a sentire la voce di mia madre,
anche se sento le sue mani accanto.
Un vento viscido mi attraversa il corpo,
San Pietro litiga con qualcuno,
meno male.



Dante Maffia





***





da: LA PAROLA CHE RICOSTRUISCE (poeti italiani per L'Aquila)
a cura di Anna Maria Giancarli
Edizioni TRACCE, Pescara 2010











mercoledì 17 gennaio 2018

Dante Maffia - tre poesie scelte da "Abitare la cecità"





*

Ah, se faranno del male al gatto
mi farò un cane, di quelli grandi e feroci,
e l'aizzerò contro chi si dispiace
delle frenesie del mio gatto.
Pretendeva la considerazione da tutti
e di qualsiasi regola, ma il suo gatto
doveva essere libero e rispettato
come un imperatore. Aveva sognato
che lei era Cleopatra e Aziz suo figlio.




*

E basta, non stare a pettinarlo,
non abituarlo a troppe carezze,
non farlo sconfinare nella gioia
che fa della tenerezza una menzogna.
In fondo è una bestiolina
e bisogna che te ne rendi conto
se non vuoi farla soffrire come un uomo.




*

L'umano s'era insinuato nel profondo
del cuore di Aziz. Un lento fluire di parole
che sono la disperazione e il limite.
Bisognava tornare indietro
e non spingere alla metamorfosi. Fiorivano
da poco nei balconi
fiori sconosciuti, un pericolo sicuro.





LO SPLENDORE DEL RISAPUTO E DELLA RIPETIZIONE
da "Abitare la cecità"
Edizioni Lepisma, 2011

domenica 3 dicembre 2017

Dante Maffia - IO - Poema totale della dissolvenza

Letture



"IO  POEMA TOTALE DELLA DISSOLVENZA"

Edilet 2013





Conobbi  Dante Maffia nel novembre del  2011 a Pescara, presentava il suo libro “Sbarco clandestino” edito da Tracce.
Ascoltando le sue poesie il mio primo pensiero fu:  “finalmente  un poeta che respira, che  esiste nei suoi versi, che non si nasconde dietro le parole, ma le utilizza per comunicare di sé e degli altri senza inibizioni e falsi pudori”.
“IO Poema totale della dissolvenza” pubblicato da Edilet a maggio di quest’anno, è per me la conferma definitiva di quanto già assodato dalle precedenti letture.
Inutile dire che questo nuovo lavoro, una summa poetica di quasi  700 pagine, non si può leggere tutto d’un fiato, ma è da gustare un tantino alla volta, altrimenti si rischia la sindrome di Stendhal.
Mi esimo, qui, dall’affrontare  questioni  inerenti l’analisi critica dell’opera, per la quale rimando e mi affido alla competenza  di Giorgio Linguaglossa.
Mi limiterò a parlarne da lettore, quale rappresentante dello sparuto popolo  dei fruitori di poesia.
Già dai primi versi di dedica alla moglie, è chiaro l’intento del poeta:

Io scrivo con il cuore e non col petto,
con la sapienza del tuo sorriso,
con la flessuosità dei tuoi fianchi,
con le bestemmie del Paradiso.

Scrivo e non m’importa se ci sarà una fioritura
consapevole che germogliando io muoio.
Lo sai, la morte non mi fa paura,
io sono cresciuto nello scannatoio

di chi ha creduto che ogni sua parola
sia più della Commedia e dell’Amleto.
Addio, polpa di stelle, appena sarai sola
dimentica il randagio furore dell’aceto.

E vivi badando alle figlie e ai nipoti
senza rincrescimenti, senza nessun rimpianto.
Rifuggi sempre dai sacerdoti idioti.

Io qui non sto poi male, è un buon camposanto.

Leggere quest’opera è come visitare una galleria d’arte che raccoglie opere di epoche e generi diversi ma tutte eseguite dallo stesso artista, una sorta di “Orlando” Woolfiano, che però si guarda bene dal cambiare sesso.
Si passa di sala in sala, da Caravaggio a Picasso, da Modigliani a Botero,   passando per la Tela Sfregiata di Fontana si attraversa la solitudine delicata delle bottiglie di Morandi, fino all’Orinatoio provocatorio di Duchamp e alla Artist’s shit dissacrante di Manzoni come in:
 “Domanda senza risposta”

Da qualche mattina osservo nel water:
margherite, limoni,
uccelli perfetti, funghi, una chitarra,
foglie d’ortica, statue greche, ninnoli
così belli! Mi dispiace tirare lo sciacquone
e ci penso parecchio prima di farlo,
anche perché la domanda senza risposta
è se quelle figure di scultore
sono dentro di me da sempre e aspettano
l’appuntamento mattutino o invece
si creano per caso, come un gioco della forma
che si sa, è bizzarra, trova strade
che nessuno conosce. Ho comprato
 la cinepresa e una Rolley. Penso che dopo
ci farò una mostra.

In questo volume è racchiusa tutta un vita, anche più d’una, oserei dire; quella vissuta nel quotidiano, come nelle invettive contro “ I vicini di casa”:

Chiamarli bastardi sarebbe un complimento,
non c’è un solo giorno che non li sento gridare,
alzare il volume del televisore
fino a far tremare i vetri del balcone.
“Sembra che gli abbiano ammazzato i figli nella culla”.
Prima o poi imbraccerò il fucile
del nonno appeso ancora
nel mobiletto dell’entrata. Il cervello
ha strappi e giravolte, cadute e vibrazioni
patetiche o furiose, sono confuso.
Meritano al più presto una lezione.

e quella onirico- visionaria, la passione per i libri e per il buon cibo,  il sesso, l’amore  ,  come nella lirica 7 di “Scherzi”, che trovo delicatissima:

Tu sei l’alba,
io il tramonto.
Tu l’estate,
io l’inverno.
Tu l’orizzonte,
io la stasi.
Eppure c’è un momento in cui
si mischiano le carte
e io divento
la tua misura umana,
il tuo berretto di lana
azzurra
che porti
quando vai
a fare la spesa.

C’è anche una sorta di catalogo Dongiovannesco in “Piccola cantilena delle donne perdute” che si chiude, però con una constatazione amara:

La figlia dell’impiegato
postale genovese
che mi scriveva
quattro lettere al giorno,
Pina la milanese,
la piccola carogna barese
che amava il mare
e ogni volta era una lotta
per non soffocare.
[……]
La bellissima belga
che mi rassomigliava, la francesina
sosia della Bardot, Luisina
capricciosa come una faina…
adesso il vuoto s’insinua protervo
e insensibile nel mio giorno
e tutto appare una ferita
senza prospettive d’infezione.”

Insomma, quella O costituita dal globo terrestre che campeggia in copertina, ci dà l’immagine perfetta del contenuto dell’opera: tutto il mondo interiore del poeta, tutto il suo esserci nel mondo sono espressi  nel linguaggio poetico, adeguato di volta in volta  alle differenti  circostanze. Su tutto campeggia lo spettro della dissolvenza, la consapevolezza della mortalità,   la disperata volontà dell’uomo di affermare la propria presenza ancora viva. Molte sono le liriche, tutte struggenti,  sulla propria morte. Ho scelto di riportare qui “Ultimo desiderio” , perché ritengo sia quella che meglio  sintetizza la personalità di Dante Maffia, la sua bulimia di bellezza , di passione, di vita:

Seppellitemi in un posto
senza piccioni petulanti,
con balconi aperti
e arazzi arancioni
su cui sono scritti dei versi
di Lorca e di Frénaud
possibilmente non lontano
da dove si può sentire
un profumo di arrosto di maiale.


Nella sua recensione al Poema,  Giorgio Linguaglossa ipotizza che questa potrebbe essere l’opera conclusiva di questo poeta così incredibilmente prolifico, la sua ultima “bomba”. Io, invece, non mi sorprenderei se fra qualche anno uscisse il Poema della dissolvenza parte II, summa di tutte le altre vite di Dante Maffia.




Maria Grazia Di Biagio