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venerdì 15 marzo 2019

Andrea Zanzotto: Eppure tra questa che seppi menzogna




Eppure tra questa che seppi menzogna,
nella vita, rabbioso m’attardo.
Ecco, è come se verso la brughiera
che è eletta dalla lepre
e che il pioppo circonda e vuole a
ombroso letto ai riposi
della sua corona che perisce
nei giorni, è come se
in questo andare che non ha ancora
senso, ma già rifiuta la paura
rifiuta il silenzio – ah, individuata
e subito confusa legge, bruto
plasma, densissima lingua –
io sia colui che “io”
“io” dire, almeno, può, nel vuoto,
può, nell’immenso scotoma,
“io”, più che la pietra, la foglia, il cielo, “io”:





da IX Ecloghe, Mondadori, 1962, vv. 96-113…

domenica 25 febbraio 2018

Andrea Zanzotto - Sì, ancora la neve -





"Ti piace essere venuto a questo mondo?"

Bamb.: "Sì, perché c'è la Standa".



Che sarà della neve
che sarà di noi?
Una curva sul ghiaccio
e poi e poi… ma i pini, i pini
tutti uscenti alla neve, e fin l’ultima età
circondata da pini. Sic et simpliciter?
E perché si è – il mondo pinoso il mondo nevoso –
perché si è fatto bambucci-ucci, odore di cristianucci,
perché si è fatto noi, roba per noi?
E questo valere in persona ed ex-persona
un solo possibile ed ex-possibile?
Hölderlin: “siamo un segno senza significato”:
ma dove le due serie entrano in contatto?
Ma è vero? E che sarà di noi?
E tu perché, perché tu?
E perché e che fanno i grandi oggetti
e tutte le cose-cause
e il radiante radioso?

[...]







(da La Beltà, Mondadori, 1968, vv. 1-18…)

sabato 17 febbraio 2018

Andrea Zanzotto - Esistere psichicamente -


Foto: Lorenzo Ragni




Da questa artificiosa terra-carne
esili acuminati sensi
e sussulti e silenzi,
da questa bava di vicende
- soli che urtarono fili di ciglia
ariste appena sfrangiate pei colli -
da questo lungo attimo
inghiottito da nevi, inghiottito dal vento,
da tutto questo che non fu
primavera non luglio non autunno
ma solo egro spiraglio
ma solo psiche,
da tutto questo che non è nulla
ed è tutto ciò ch'io sono:
tale la verità geme a se stessa,
si vuole pomo che gonfia ed infradicia.
Chiarore acido che tessi
i bruciori d'inferno
degli atomi e il conato
torbido d'alghe e vermi,
chiarore-uovo
che nel morente muco fai parole
e amori.







da: "Vocativo", 1957












sabato 17 maggio 2014

Andrea Zanzotto - Al mondo - Poesia scelta da Ulisse Fiolo






Si rivolge all'intera dimensione del mondo, nel suo senso più ampio e profondo possibile, come parlasse a un bambino e lo incita a far del bene: lo fa con una fiaba il cui 'lieto fine' in realtà è affidato a un koan che non ha soluzione sul mero piano del pensiero, ma proprio solo nell'agire concreto della vita che difatti è sempre una relazione con un'alterità, anche in seno a se stessi, e supera qualsiasi concetto meramente mentale verso un'ulteriorità sempre nuova, che va oltre l'ego e ogni psicologismo in cui rischia appunto di sclerotizzarsi e rimaner rinchiuso, morendo.

Ulisse Fiolo





Al Mondo         

                                                                     


Mondo, sii, e buono;
esisti buonamente,
fa' che, cerca di, tendi a, dimmi tutto,
ed ecco che io ribaltavo eludevo
e ogni inclusione era fattiva

non meno che ogni esclusione;
su bravo, esisti,
non accartocciarti in te stesso in me stesso.

Io pensavo che il mondo così concepito
con questo super-cadere super-morire
il mondo così fatturato
fosse soltanto un io male sbozzolato
fossi io indigesto male fantasticante
male fantasticato mal pagato
 e non tu, bello, non tu «santo» e «santificato»
un po' più in là, da lato, da lato.

Fa' di (ex-de-ob etc.)-sistere
e oltre tutte le preposizioni note e ignote,
abbi qualche chance,
 fa' buonamente un po';
il congegno abbia gioco.
Su, bello, su.

Su, munchhausen.